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Zema | Etiopia | 250g | Abbonamento

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Acido

Fruttato

Floreale

Delicato

Descrizione

Zema — Monorigine 100% Arabica | Etiopia, Sidamo

Un solo caffè, una sola origine, la sua completa espressione sorso dopo soro: coltivato in Etiopia, nella regione Sidamo, a 1800m di altitudine. Raccolto a mano, selezionando solo le ciliegie mature, e poi lavorato con metodo lavato. 

Gusto: parte con un'acidità vivace di bergamotto, si apre su frutti rossi, albicocca e cioccolato al latte, e chiude su fiori. Amarezza: zero.

Adatto a te se: ami i caffè freschi, aromatici e delicati.

Scheda tecnica
  • Note aromatiche: Agrumi, fiori, frutta e cioccolato al latte
  • Corpo: 1/3
  • Dolcezza: 1/3
  • Amarezza: 0/3
  • Acidità: 3/3
  • Tostatura: medio-chiara
  • Origini: Etiopia
  • Località: Regione Sidamo
  • Altitudine: + 1800m slm
  • Tipo di raccolto: picking
  • Tipo di lavorazione: lavato
  • Specie: arabica

Grazie alla tostatura media o medio-chiara il chicco crudo ben selezionato può esprimersi al meglio, sprigionando ogni aroma naturale, senza mai risultare troppo amaro. Provalo anche senza zucchero, sarà incredibile!

Il caffè è conservato all’interno di un sacchetto sigillato, auto-protetto con una valvola mono-direzionale, la quale permette al caffè di degasare, senza far entrare l’ossigeno, che lo ossiderebbe. In questo modo si mantiene il caffè fresco e aromatico anche dopo svariati mesi.

Note:

  • Caffè torrefatto in grani (e poi macinato)
  • 250 gr / 1000 gr peso netto
Storia del caffè

Oggi viaggiamo in Etiopia, tra le terre native di origine del magico chicco tostato.

La scoperta

La pianta di caffè venne scoperta per la prima volta nel Sud dello Stato, nella regione di Kaffa , crescendo spontanea tra gli alberi selvaggi della foresta.

La leggenda narra:
“Migliaia e migliaia di anni fa, un pastore dell’altopiano di Kaffa in Etiopia di nome Kaldi, si accorse che le sue capre, oltre ad essere più ostinate, caparbie e cocciute del solito, erano anche moto nervose, si adombravano per un nonnulla, partivano a testa bassa contro chiunque si avvicinasse loro. Anche nel branco regnava una grande inquietudine, contrassegnata da un continuo cozzar di corna. Ma quello che al pastore sembrava ancor più grave era il fatto che, giunta la sera, quando rincorreva le capre nelle stalle, gli animali erano sempre inquieti e non si riposavano. In piena notte erano ancora tutti svegli.

Non riuscendo a capacitarsi dell’insolito fenomeno, il pastore dell’altopiano etiopico si rivolse a un monastero ed espose il fatto a un vecchio e saggio monaco, il quale domandò se per caso il pastore negli ultimi tempi non avesse cambiato pascolo e se le capre non avessero brucato qualche pianta alla quale non erano abituate.”

In una delle prime versioni della leggenda, riportata in Europa da Naironi nel 1671, è presente il tema dell’iniziale rifiuto e condanna della nuova “droga” da parte delle istituzioni vigenti dell’epoca:

“Kaldi, notando effetti eccitanti sul suo gregge che brucava le bacche rosse e brillanti di un lucente arbusto verde, provò egli stesso a masticarne il frutto. La sua eccitazione lo persuase a recare le bacche a un santone islamico in un monastero. Ma il religioso ne condannò l’uso e le scaraventò nel fuoco, donde si sprigionò un aroma allettante. I chicchi abbrustoliti furono subito strappati alle braci, sbriciolati e dissolti in acqua calda, per ricavarne la prima tazza di caffè”.

Da qui scoprimmo il potenziale dei chicchi aromatici.

Il caffè in Etiopia ha sempre avuto un’accezione sacra, diventando parte integrante e indispensabile dell’economia, della politica, dei riti, del linguaggio… insomma di tutto lo stile di vita del paese.

Esso infatti, oltre a comporre i ⅔ dei guadagni dello Stato, ha generato riti e cerimonie storiche importanti e soprattutto affascinanti.

La cerimonia del caffè

La cerimonia del caffè in Etiopia segue un rituale preciso, dando molta importanza alla conversazione e alle relazioni umane.

Essa viene svolta tre volte al giorno, dalla donna di casa in abito bianco con bordi colorati, servendo tre giri di caffè ad ogni partecipante, ed ogni turno ha un suo proprio significato.

I chicchi vengono tostati utilizzando una padella forata posta sul fuoco vivo, e mantenuta sempre in movimento dalla stessa donna. Dopo di che i chicchi marroni vengono macinati e lasciati in infusione nella caffettiera tradizionale.

Veder preparare il caffè in questo modo e con tutta questa cura, calma e attenzione è emozionante e fa capire come delle volte nella nostra cultura italiana lo diamo per scontato e non gli prestiamo la giusta attenzione in fase di assaggio.

Riportarlo, in alcune occasioni speciali, ad essere un vero e proprio rito potrà farci vivere il momento come un qualcosa di puro gusto, pace, tranquillità e piacere.

Zona caffeicola

Il caffè in Etiopia è davvero considerato un piccolo grande miracolo della natura, in quanto nel territorio non esistono grandi piantagioni, ma è frutto del lavoro di tanti piccoli produttori e famiglie locali che spesso coltivano le piante nel proprio “giardino”. Queste piccole realtà sono circa 12 milioni.

Essi sono solitamente collocati in:

  • Sidamo, dalla quale regione proviene anche il nostro monorigine, nel Sud dello Stato, che produce eccezionali caffè con una spiccata acidità, comprendendo le regioni di Yrgacheffe e Guji;
  • Harrar, la zona più asciutta e quasi desertica del paese, dove si coltiva una delle varietà più antiche: Ethiopian Harrar;
  • Limu e Djimmah, la zona ovest del paese dove i caffè lavorati con il metodo lavato vengono chiamati Limu e quelli naturali invece Djimmah.

Di solito crescono tra i 1500 ed i 1800 metri di altitudine, arrivando a sfiorare anche i 2200-2400 metri.

Essendo tutto molto domestico, i coltivatori non utilizzano prodotti chimici o sostanze tossiche per l’ambiente, lasciando la terra pura e libera di respirare, posizionando le piante di caffè all’ombra di altre colture e di alberi ad alto fusto.

Tutto ciò rende i caffè Etiopi uno dei più pregiati al mondo, con chicchi aromatici, intensi e senza difetti.

Al palato presenta aromi freschi e delicati di agrumi, frutti rossi e fiori, insieme a note più speziate, o sentori di cioccolato e frutta secca. Le note dolci spesso vengono ricondotte al miele e al caramello.

Curiosità

Proverbi o espressioni etiopi sul caffè:

“Buna dabo naw” ossia “Il caffè è il nostro pane!” utilizzato per rircordarsi l’importanza di questo alimento nelle loro vite;

“Buna teto” ossia “Bevi caffè” utilizzato come per dire “Buona fortuna” o “Tutto si risolverà”.

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