Safi | Kenya | Specialty coffee | 250g | Abbonamento
Descrizione
Safi — Specialty coffee 100% Arabica | Kenya, Kirinyaga
Un solo caffè, una sola origine, la sua completa espressione sorso dopo sorso: coltivato in Kenya, nella regione Kirinyaga, ai piedi del monte Kenya, su terreni vulcanici oltre i 1700m. Raccolto a mano con doppia selezione, fermentato in acqua e asciugatura su african bed. Specialty Coffee.
Gusto: cioccolato fondente intenso, note fresche di mandarino e mora. È un caffè così complesso da ricordare un vino.
Adatto a te se: vuoi un caffè aromaticamente potente, non il solito espresso.
Scheda tecnica
- Note aromatiche: cioccolato fondente, mandarino, more
- Corpo: 1,5/3
- Dolcezza: 2/3
- Amarezza: 1/3
- Acidità: 3/3
- Tostatura: media
- Origini: Kenya
- Località: Regione Kirinyaga
- Altitudine: +1700m slm
- Tipo di raccolto: Picking
- Tipo di lavorazione: Lavato
- Specie: Arabica
- Specialty Coffee: 84/100
Grazie alla tostatura media o medio-chiara il chicco crudo ben selezionato può esprimersi al meglio, sprigionando ogni aroma naturale, senza mai risultare troppo amaro. Provalo anche senza zucchero, sarà incredibile!
Il caffè è conservato all’interno di un sacchetto sigillato, auto-protetto con una valvola mono-direzionale, la quale permette al caffè di degasare, senza far entrare l’ossigeno, che lo ossiderebbe. In questo modo si mantiene il caffè fresco e aromatico anche dopo svariati mesi.
Note:
- Caffè torrefatto in grani (e poi macinato)
- 250 gr / 1000 gr peso netto
Storia del caffè
Il Kenya con le sue terre rosso fuoco regnate dai Masai, crea un perfetto contrasto con il verde rigoglioso della Savana, ai piedi del Kilimangiaro.
L’inizio della coltivazione
L’inizio della storia caffeicola del Paese è molto ricca e complessa, iniziata però da una delle più grandi atrocità dell’umanità: la schiavitù.
Nonostante sia il paese confinante con l'Etiopia, il luogo di nascita originario della pianta del caffè, l'industria del chicco in Kenya è nata circa 300 anni dopo l’avvio della commercializzazione massiccia globale.
Furono infatti i coloni francesi a introdurre la pianta dal Brasile nel 1893. Ma furono i colonizzatori britannici, nella prima parte del XX secolo, a fare una vera e propria fortuna coltivando caffè sulle spalle dei lavoratori kenioti.
Negli anni '30 del Novecento, il potere degli agricoltori neri era diventato molto forte. Secondo gli europei, gli oltre 1 milione di membri della tribù dei Kikuyu rivendicavano il dominio delle proprie terre.
Per proteggere quindi i loro interessi, i ricchi europei vietarono loro la coltivazione del caffè, imposero una tassa sulle baracche e li pagarono sempre meno. I Kikuyu furono costretti a lasciare la loro terra e a recarsi nelle città per sopravvivere.
Questa schiavitù legale della popolazione continuò fino al 1950, con piantagioni di grandi dimensioni gestite solo ed unicamente da contadini di origine europea. Solo nel 1952 il mercato fu aperto anche ai kenioti, i quali si organizzarono in cooperative per condividere le spese di manutenzione e gli investimenti in attrezzature.
Queste cooperative sono oggi ben organizzate e strutturate, suddivise in “distretti” e “fattorie”, e sono responsabili della maggior parte delle esportazioni del paese, con circa 250.000 kenioti impiegati nella produzione di caffè.
I coltivatori più poveri del mondo
Tutto il caffè coltivato in Kenya è arabica, per lo più lavato, con una qualità media dei chicchi molto elevata, coltivati sul ricco terreno vulcanico degli altopiani del Paese.
Nonostante l'unicità del caffè keniota, i coltivatori rimangono tra i più poveri del mondo.
A inizio degli anni duemila, ad esempio, un contadino che produceva un raccolto di 1000 kg avrebbe guadagnato solo 20,14 sterline per il suo duro e lungo lavoro.
Perché il caffè keniota è ricercato
Il caffè keniota ha un'acidità brillante e una grande dolcezza, con un retrogusto secco e vinoso. Un caffè keniota veramente buono avrà anche un sapore e un aroma di ribes nero, rosso, more e agrumi.
Infatti alcuni dei caffè meglio classificati al mondo provengono dal Kenya e, come caffè di prima scelta, suscitano ammirazione quando vengono degustati.
Il Kenya gode di questo livello di qualità grazie a un programma governativo che offre ai coltivatori premi per la produzione di caffè pregiato. Questa politica ha portato a un miglioramento continuo e a una qualità costante in tazza.
Per questo motivo ogni lotto di caffè, che provenga da una grande azienda agricola o da una piccola cooperativa, deve essere sottoposto a rigorosi test di qualità da parte del Coffee Board of Kenya.
Zone caffeicole
La coltivazione si concentrò inizialmente nel distretto di Kiambu, a nord di Nairobi. La varietà prodotta originariamente era esclusivamente di tipo Bourbon, ancora oggi conosciuta come French Mission Varietal, una delle migliori che si possano trovare in commercio.
La produzione di caffè keniota rappresenta solo lo 0,5% del mercato mondiale, posizionandosi ventiduesimo nella classifica degli stati produttori mondiali. Nonostante questo piccolo volume di produzione, la domanda di marchi di caffè kenioti è in costante aumento.
Le maggiori coltivazioni si trovano oggi sulle colline del Monte Kenya, tra i 1200 ed i 2100m slm, distribuite sul caratteristico terreno argilloso rosso, ricco di alluminio e ferro, che contribuisce al suo gusto tipico, oltre a godere di perfette condizioni climatiche.
Il clima estivo e primaverile è infatti molto simile a quello europeo, con un intervallo di temperature non superiore a 19°C e precipitazioni ben distribuite durante tutto l’anno.
Il paese gode di due fioriture ogni anno, la prima subito dopo l’inizio delle piogge in marzo/aprile e la seconda a ottobre ma, nella maggior parte dei distretti, il raccolto principale matura da ottobre a dicembre.
Altre zone caffeicole sono Marsabit, Meru, Kirinyaga, dalla quale proviene il caffè da noi selezionato, Embu e Nyeri.
Con la nostra caratteristica tostatura media emergono note agrumate e dolci molto intense che ricordano il mandarino, seguite dai frutti di bosco, tra cui spiccano le more, nonché le note zuccherine del cioccolato fondente e dello zucchero di canna.
Curiosità!
Il sistema di vendita segue uno schema ben preciso: ogni settimana vengono presentati più di 500 lotti venduti attraverso delle aste a cui possono accedere solo esportatori privati accreditati, sotto la supervisione del Kenyan Coffee Board e il Nairobi Coffee Exchange.
Di recente, viste le numerose rimostranze delle cooperative riguardo il ritardo nei pagamenti e la scarsa remuneratività per i coltivatori attraverso questo sistema di vendita, venne concessa dal governo la possibilità ai produttori locali di trattare direttamente con gli esportatori.
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